--caro
amico emigrante, dopo quasi un mese dalla ultima
email rieccoci a discutere sulle nostre avventure
di eterni viaggiatori.
--Voglio
ringraziarti di cuore perché ad ogni email segue
risposta da parte tua, cosa che con gli italiani
che lavorano per ambasciate, consolati o istituzioni
all'estero non avviene quasi mai.
--bene.
il nostro paese è in declino. e come mai? sarà una congiunzione
astrale poco positiva per frate bondi? o saranno le geniali
strategie politiche di sor rutelli?
--ieri
sono rimasto a casa. mi sono goduto la prima e seconda/terza
serata su rai uno: rappresentazione del nostro paese: pippo
baudo in prima e arbore in seconda: quando dovrebbe essere
il contrario da decenni.
--now,
il settore è tra i più in crescita in tutta europa e non
conosce crisi. il concetto che sta alla base è molto semplice.
utilizzando internet si abbattono i costi per ricercare
personale e si raggiunge un bacino d'utenza maggiore. i
tempi si riducono con notevole vantaggio per chi cerca e
chi offre lavoro. cosa succede invece in Italia? il settore,
nonostante le presenza dei job board più importanti d'europa,
non cresce. e perché? indovina un po'...i
famosi drivers culturali...
--ragionamento
semplice: se offro lavoro ho bisogno delle migliori risorse
per apportare un beneficio significativo alla azienda. strumento
alla base delle selezioni: meritocrazia.
--rendo
pubblica la ricerca: trasparenza.
--si
va alla ricerca dei migliori e poco importa sia meridionale
o lombardo: pari opportunità.
--Cosa
succede invece in Italia? Si offre lavoro attraverso
il passaparola
--I
raccomandati sono più raccomandati di prima soprattutto dove
il controllo politico è ancora forte. --Se
sei meridionale e in perfetta linea con il profilo ricercato,
in queste 'civilissime' regioni rosse: toscana, emilia romagna,
marche e lazio non ti chiameranno mai per il colloquio. a
questo punto ti chiedi perché. allora fai qualche intervista
ai responsabili del personale. ti dicono che i candidati non
sono disponibili ai trasferimenti (in parte è vero) ti dicono
che gli dispiacerebbe far fare tanti km ad un ragazzo per
poi non assumerlo (che ipocrisia del cazzo) ti dicono che
in ogni caso chi viene da fuori è scoraggiato dal costo
della vita.
--questo
punto merita una considerazione ulteriore. un laureato con
master (6 anni di studi se si tratta di persona brillante)
va alla ricerca di lavoro a milano. se è fortunato si porta
a casa 1000 euro al mese. di questi 'euri' ne spende 400/500
per l'affitto in una singola in periferia. chi affitta naturalmente
non dichiara la cifra esatta ed evade le tasse. il povero
ragazzo nell'ottanta per cento dei casi è costretto a chiedere
ancora dei soldi alla propria famiglia. e in molti dei casi
non si tratta di contratto a tempo indeterminato ma di cococo,
contratti a progetto o altre soluzioni create per fare emergere
il sommerso e invece utilizzate per creare nuove forme di
precariato. a quanti anni queste persone potranno decidere
di essere finalmente indipendenti? a quanti anni potranno
permettersi una casa tutta loro?
--allora.
ci sono laureati svegli che fanno questo discorso e al posto
di andarsene a milano rimangono a casa in attesa dell'occasione
buona o della raccomandazione di turno. e dopo aver utilizzato
internet per le prime ricerche, visto e considerato che nessuno
risponde alle loro candidature, abbandonano giustamente questo
strumento.
--le
aziende, poi, cercano di assumere gente che abiti nella stessa
provincia...non fa niente se poi non sono proprio in linea
con il profilo...
--Tutta
Europa va esattamente nella direzione opposta: trasparenza,
pubblicità, mobilità internazionale, ricerca dei talenti a
prescindere dalla loro nazionalità.
--Dalla
mia prospettiva lavorativa, questo è uno dei motivi di declino
e di perdita di competitività del nostro paese.
--parliamo
di cose belle vai davvero negli stati uniti? se si quando?
come ti dicevo nella ultima email, ho conosciuto una ragazza
americana che mi ha fatto girare un po' la testa e mi ha fatto
venire voglia di partire...credo sia ancora presto prima di
fare un passo del genere :-))
MEZZOGIORNO:
FUGA CERVELLI
VERSO IL NORD DIVENTA EMORRAGIA
--ROMA
- Aumentano sempre di piu' i giovani con la laurea in tasca
che dalle regioni del Sud partono alla ricerca di un lavoro
nel resto d'Italia. Tanto che dalla meta' degli anni '90 si
puo' dire che, dopo alcuni anni di rallentamento, la fuga
di cervelli e' diventata una vera e propria emorragia. Questa
rilevante perdita di capitale umano qualificato, ''grave per
il futuro sviluppo dell'area'', e' stata registrata dallo
Svimez. [...]
--Uno
sguardo ai numeri delle varie regioni non lascia spazio a
dubbi. In Calabria, per esempio, nel 1994 il tasso di emigrazione
(cioe' la percentuale tra il numero di laureati persi rispetto
a quelli residenti) era pari all'1,3%: appena cinque anni
dopo il valore era esattamente raddoppiato, passando al 2,6%.
Il tasso di immigrazione, invece, dopo essere cresciuto dall'1,1%
del '94 al 2,4% del '98, l'anno successivo era crollato di
nuovo all'1,1%. Con un saldo tra laureati in uscita e quelli
in entrata chiaramente sbilanciato verso i primi. [...]
--Alla
luce di questi risultati, quindi, lo Svimez sottolinea che
''nel Mezzogiorno si sta registrando una vera e propria emorragia
di risorse umane qualificate'', un fenomeno che ''dovrebbe
essere preso in seria considerazione nell'ambito degli interventi
di politica economica rivolti al Mezzogiorno d'Italia''.
--La
fuga dei laureati italiani all'estero
è un fenomeno di cui spesso si
discute senza l'appoggio di dati significativi.
Analizzando i flussi di laureati italiani che
vanno all'estero
il fenomeno appare drammatico e in crescita.
Mentre all'inizio degli anni 90 meno dello 1% dei nuovi laureati
emigrava all'estero, alla fine degli anni 90 circa il 4% dei
nuovi laureati lascia l'italia.
[...]la percentuale di laureati che lascia il paese e
quindi quadruplicata tra il 1990 e il 1999
FONTE: "How Large is the Brain Drain from
Italy?" (Becker, Ichino and Peri 2002)